Porto e Città INSIEME verso il nuovo Piano Regolatore Portuale di Chioggia

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Skyline notturno del futuro assetto di Isola Saloni

Skyline notturno del futuro assetto di Isola Saloni

Chioggia ha vissuto nel ‘900 uno sviluppo urbano intenso, ma molto disordinato dove non si è concretizzata l’idea di un complesso urbano organicamente strutturato nella delicatissima e fragile condizione fisico-geografica del suo territorio.

Oggi la città ha bisogno di Architettura, ha bisogno di allestire rapidamente, ma con attenzione, una nuova cultura del progetto. Per questo, A.S.Po. in collaborazione con il Dipartimento Architettura e Progetto della Sapienza – Università di Roma, ha cercato di decifrare le opportunità future nascoste nel presente, infatti un progetto nasce sempre dal presente, sulle criticità e sulle qualità degli elementi che la determinano, e il suo compito principale è quello di porre in essere un’attenta valutazione delle misure, degli spazi e delle cose che si possono prefigurare per confermare o mettere in discussione abitudini, consuetudini consolidate, strumenti e procedure atte a sostenerlo.

La città deve crescere, il suo sviluppo sarà determinante per il futuro del suo territorio e dei suoi abitanti. Ma come? Questo importante interrogativo non poteva non riguardare il futuro assetto portuale di Chioggia, città di mare. Anzi, a partire da questo ambito dovevano emergere le indicazioni più vicine alle necessità di crescita per una ampia rigenerazione urbana.

L’analisi del nuovo Piano delle aree portuali è stato ricostruito attraverso un progetto di architettura, procedura insolita ma fondamentale se si pone al centro della riflessione progettuale la città e le sue relazioni con il mare e la laguna.

In questo quadro tematico, Val da Rio, Isola Saloni ed Aleghero, sono ambiti distinti ma interconnessi. In particolare i primi due sono ripensati alla luce dei nuovi rapporti tra porto e città indotti dalla riconfigurazione dell’attuale cinta doganale, dalla riqualificazione residenziale e urbana, dal nuovo assetto ricettivo auspicato, da nuove strutture produttive e mercantili, dagli spazi ad uso collettivo, da un nuovo assetto vegetazionale.

Il terzo ambito concerne il tema del costruire in laguna, luogo delicato, complesso e poco conosciuto, che va considerato innanzitutto come un’area produttiva, potenzialmente riconvertibile, faticosamente edificabile per il suo essere fatta di acqua e per la scarsissima attitudine del suolo subacqueo di sostenere il peso degli edifici. Anche se per le stesse ragioni è facilmente instrutturabile.

Costruire in laguna è quindi anche l’occasione per un progetto di paesaggio, un nuovo ambiente inteso come spazio fruibile ed al tempo stesso ecologicamente efficiente, in grado non solo di minimizzare e compensare impatti connessi agli insediamenti esistenti e previsti, ma di migliorare le prestazioni ambientali, offrire nuovi habitat, salvaguardare e potenziare le biodiversità degli ecosistemi lagunari, riconnettere città e laguna anche dal punto di vista funzionale con spazi, servizi ed attrezzature per il tempo libero, l’educazione ambientale e l’osservazione naturalistica.