Donne da Mare

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Perché “Donne da Mare” ?

 

“Donne di Mare”

“… nella grande storia, quella cosiddetta ufficiale, le vite minori con il loro carico di accadimenti, emozioni, convinzioni […] non hanno, come è noto, diritto di accoglienza, tuttavia solitamente è la storia locale a riportare alla luce figure e modalità di vita che caratterizzano il territorio. Ma sinora la dualità donna-mare è quasi sempre stata ignorata. Quando si è fatto ad essa qualche riferimento, tale realtà è stata condensata nella breve espressività di una frase: le donne andavano a mare. Parole ricorrenti che nella loro sintetica banalità hanno trasformato le donne in una moltitudine senza volto, genericamente operativa.

… Ma quale storia si va perdendo? Quella di donne che hanno remato […], tirato le reti, […]. Donne che hanno generato i figli e li hanno allevati.
… Detto altrimenti, si va perdendo la storia di donne che hanno contributo all’economia delle Isole, che hanno assolto compiti produttivi molto diversi tra loro mantenendo sempre chiaro, loro che erano analfabete o appena alfabetizzate, l’intento di una coesione familiare e sociale.
… Dimenticarle […] significherebbe altresì perdere il senso vero e profondo dei luoghi.”
 

 Tratto da Donne di mare di Macrina Marilena Maffei

 

Nel passato – nonostante le preclusioni di ordine legislativo, la mentalità ed i costumi – le donne di mare o da mare hanno ricoperto ruoli e responsabilità su cui direttamente o indirettamente si basava l’economia marinara, in un settore, quello del mare, tipicamente maschile.L’analisi della capacità delle donne di mare, dettata dalla necessità di subentrare ai mariti nella gestione degli affari, è riflessione del sacerdote Marcello Eusebio Scotti che nel suo Catechismo Nautico, sui particolari doveri della gente marittima, alla fine del Settecento, scriveva che le donne erano abitualmente considerate:

«… inetti arnesi al contrattare ed ingerirsi nel maneggio degli affari […] e vengono soltanto destinate a sedere in un angolo della casa al semplice ministero di mantenerla ripulita e netta, alla cucina, ed al maneggiamento d’un ago o di un fuso, […] accollandosi tutto il peso degli affari importanti i mariti, lasciato alle prime il solo pregio dell’ubbidienza, dell’ossequio, e del servigio. Ma non è così nelle città marittime.»

Scotti, in maniera rivoluzionaria, dedica un intero capitolo all’attenzione che avrebbero dovuto prestare le città marittime all’educazione delle donne che in assenza dei mariti imponeva loro cura totale della famiglia, delle faccende domestiche, dell’economica amministrazione delle cose, del disbrigo degli affari, delle vendite e degli acquisti.

Dal mare, dunque, nasce una cultura del mare, che non trascura le donne da mare che, anche per questa ragione, appaiono diverse.

Non è facile però reperire coinvolgimenti diretti di donne in attività legate al mare, unico riferimento esplicito alle donne nel settore della navigazione è nel Codice di commercio del Granducato di Toscana, stampato a Firenze nel 1844 e relativo alle disposizioni legislative francesi. Nella sezione riservata al commercio marittimo si fa espresso riferimento alle donne armatrici: «… le donne innutte o maritate, comproprietari di navi, che non sono ad un tempo mercantesse pubbliche, non sono sottoposte all’arresto personale per la responsabilità circa gli impegni contratti dal capitano.».

Dagli anni successivi si dispone già di una più precisa documentazione quantitativa: circa il 2.5% dei bastimenti iscritti al Registro Italiano Navale, l’armatore era una donna; sebbene non elevata tale percentuale, è tutt’altro che insignificante. Nelle città di mare, come aveva riconosciuto Salomone nell’Antico Testamento, si attribuiva alle donne il merito di ciò che sarebbe stato proprio degli uomini: fondi, poderi e vigne.

Inutile dire che OTTOBRE Blu 2014 non parlerà di emancipazione o qualsivoglia reazione femminista, i ruoli di donna che andremo a esaminare sono quindi precisi e legati alla tradizione. La fedeltà, la forza e la tenacia sono le virtù che ne risulteranno. Cercheremo di capire la psicologia di quell’immagine di donna più forte e meno docile rispetto a quelle presenti altrove, rispetto all’inutile vanità e al semplice piacere di apparire. Cercheremo di esaminare ciò che ancor oggi spesso caratterizza le donne di terre bagnate dal mare.