Fango e Gloria

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Fango e Gloria

note di regia di Leonardo Tiberi

FANGO E GLORIA

FANGO E GLORIA

La Grande Guerra, atroce e assurda, la prima globale, feroce tempesta d’acciaio che ha devastato l’Europa e che solo in Italia ha spezzato seicentocinquantamila vite e ferito un milione di soldati. La prima guerra di macchine, di uomini e di industrie combattuta da interventisti e pacifisti, da socialisti e nazionalisti, da analfabeti e grandi intellettuali.

“FANGO E GLORIA” la racconta con uno stile narrativo particolare e forse inedito.

Il film è costruito infatti con trenta minuti di fiction e sessanta di filmati di repertorio che interagiscono continuamente tra loro al punto che il repertorio non rappresenta più, com’è prassi, solo e unicamente il passato, il dato di fatto, la fredda ed inoppugnabile testimonianza dell’accaduto. I personaggi migrano dal girato che li rappresenta e li genera al mondo del repertorio e viceversa.

Per realizzare tutto ciò, per compenetrare al massimo girato e repertorio, mi sono posto come primo obiettivo quello di “attualizzare” i vecchi filmati, vale a dire renderli godibili come fossero stati girati oggi e non un secolo fa. Nei laboratori del Luce ed in altri altamente specializzati le preziose pellicole sono state quindi scansionate in Alta Definizione, restaurate da graffi e macchie, acquisite in digitale variando la velocità di scorrimento ed eliminando quelle fluttuazioni ondulatorie che le macchine da presa dell’epoca avevano per far muovere i personaggi con naturalezza, ed infine colorate, ma nel pieno rispetto della filologia.

“Alla ricerca dei colori perduti” quindi per osservare luoghi e personaggi come dovevano vederli i loro contemporanei, per dare vita ai volti senza nome fissati cento anni fa sulle pellicole conservate nell’Archivio dell’Istituto Luce e farli diventare parte attiva del racconto del film.

Scelte forti, audaci, che forse qualche purista non condividerà perché toglie a quelle vecchie immagini la patina d’antico che ci aspettiamo, ma in cui credo fermamente perché necessarie e determinanti, perché non puramente tecniche o accattivanti, perché generano drammaturgia e fanno sì che lo spettatore si cali nel racconto in un modo quanto più possibile vivo e partecipato.

Protagonista del film è un ragazzo qualunque del 1914, entusiasta e pieno di progetti per il suo futuro, un futuro che non vedrà mai per colpa di quella “strana guerra” del 15-18. E’ nato nel centro Italia, in una località volutamente non specificata della riviera romagnola, si chiama Mario ed è interpretato da Eugenio Franceschini. Mario rappresenta i cinque milioni di suoi coetanei che nei tre anni del conflitto vennero chiamati alle armi: venivano dalla Sicilia, dal Piemonte, dalla Sardegna, dal Veneto, da ogni regione di quella giovane Italia e fu proprio nel fango delle trincee che impararono a conoscersi e, secondo alcuni storici, anche a completare concretamente l’unità della Nazione